Nemoli:il paese dell'ospitalità
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            Pasqua a Nemoli: riti e tradizioni                                         

Dal libro del prof. Giovanni Ferrari
 
"Alla tavola del Vescovo:pranzi per un giorno di festa"
 
A FRITTATE D'A MATINA DE PASQUE
 

 
 
      "Pasqua"     ;Recita ancora un antico adagio:
"A frittate che non se fa a marine de Pasqua non se fa cchiù "
anche per dire che una volta perduto il momento propizio per fare qualcosa di buono o di importante, è difficile che ne trovi, poi, l'occasione.
L'occasione della Pasqua era, dunque, propizia sia per fare la frittata, sia per "apparare qualche fosso" che si era prodotto in famiglia tra i vari parenti.
Il rito della frittata era, dunque, un momento importante nella storia della famiglia, in cui si rinnovavano il rispetto e l'af, fetto e si pacificavano gli animi, se i rapporti consueti o erano stati turbati o si erano interrotti per qualche screzio e incom, prensione.
L'appuntamento era nella "casa grande", la casa dei nonni o del più anziano della famiglia, alla mattinata prima della messa cantata. Ad uno ad uno, figli, nuore, nipoti, cugini arrivavano vestiti a festa; il nonno o l'anziano li aspettava sulla soglia anche lui col vestito buono mentre le donne preparavano la frittata in cucina, per una breve buona colazione.

 "La frittata che non si fa la mattina di Pasqua non si fa più" (non si fa in altre occasioni).

"A FRITTATE D'A MATINA DE PASQUE" (La frittata di Pasqua)

La frittata poteva essere ricca, oppure leggera: per la prima gli ingredienti erano (e sono ancora oggi, perché qualcuno rin, nova ancora la tradizione): un uovo a testa per ogni commensa, le, salsiccia grassa e pancetta (ventresca) a pezzi non molto pic, coli, prezzemolo tritato abbondante, olio d'oliva, una bella man, ciata di formaggio pecorino, se si preferisce; anche il prezzemolo è facoltativo. Rotte le uova in una terrina e incorporati il for, maggio eil prezzemolo con l'aggiunta di poco sale, si battono ben bene e si lasciano riposare un poco. Intanto in una "sartania" (padella) di ferro pesante non troppo "copputa" (piuttosto piana) si mettono a sfriggere la pancetta e la salsiccia e, appena rosola, te, si aggiungono le uova, avendo cura di rimescolare prima e di distribuire la salsiccia su tutto il fondo della padella; quindi si lascia cuocere.
Attenti! ... Una buona frittata è compatta in tutte le sue parti, spessa e morbida, non "abbrusculiata" (bruciacchiata), cotta al punto giusto. Averla così non è facile, ma se riesce è una gioia per gli occhi e accompagnata dal vino nuovo fresco frizzan, te, è un ottimo prologo alla messa cantata.
A questo tipo molte sono le varianti. Si può fare col "casciello" (è un formaggio speciale, che si ottiene, nella caglia' ta, attraverso un procedimento particolare) al posto della salsic, cia; con le "votticelle" (germogli di vitalba), una pianta volubile che allunga i suoi tralci sulle siepi, con asparagi selvatici o con le cipolline, i muscari che si scavano a primavera nei seminati prima di fiorire. L'importante è mangiarla insieme per onorare il Signore risorto, e per ritrovarsi tutti della famiglia a fare pace.

Ancora oggi, in molte case, si fa la frittata di Pasqua, ma il rituale, ormai, è definitivamente scomparso.
La cerimonia collettiva, però, l'ha recuperato, per cui la sera del sabato Santo si celebra, con un'enorme frittata, la veglia della Resurrezione. È nata così la "Sagra della frittata"!...

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